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L’occupazione militare è sempre l’occupazione militare. Non dimentichiamolo

sorveglianza-armataHo sentito parlare nelle ultime ore della presunta adesione del Partito Democratico alla Manifestada Natzionale del 13 settembre a Capo Frasca. Ho letto di sfuggita le dichiarazioni di Irs e la posizione del consigliere Psd’Az, Orrù, in solidarietà con i militari italiani (!). Non andrò nello specifico delle singole dichiarazioni, perché vi anticipo che non lavoriamo quotidianamente per farci dettare una linea politica dai collaborazionisti dello Stato italiano sotto i fari dei media. Sul punto sarò chiaro, perché l’ambiguità non fa parte del mio patrimonio politico. Dichiararsi indipendentisti ha, sino a prova contraria, un valore. Un valore inestimabile. Abbiamo per questo sempre ritenuto che chi sostenesse i partiti italiani si ponesse automaticamente al di fuori del movimento indipendentista sardo.

Seppur con le sue contraddizioni e i normali problemi di maturazione (come qualsiasi movimento di liberazione nazionale in ogni epoca e in ogni luogo) il movimento indipendentista si trova oggi di fronte ad un bivio. Dopo anni di giustificazioni, luoghi comuni e menzogne all’insegna del presunto benessere socioeconomico derivante dalle basi militari, il Popolo sardo sta acquisendo consapevolezza, andando al cuore dei problemi della nostra terra.

Questo processo in corso cresce numericamente e qualitativamente ogni giorno e questo pone davanti a militanti, dirigenti e sostenitori una grande responsabilità politica. E’ una prova di dignità di un intero popolo: scegliere se sostenere una lotta nei confronti di un problema sociale e politico in modo organizzato ed efficace, oppure se stringerci con gli artefici della nostra dipendenza e del sottosviluppo indotto. Ancora una volta. Sta a noi scegliere se incidere nella Storia una grande manifestazione di popolo, Indipendentista, o se ricadere ancora una volta nei soliti paradossi dei quali lo Stato italiano si giova nella sua opera di colonizzazione, con lo zuccherino della sospensione per…i turisti.

Alla luce dei recenti fatti e delle decisioni di sei mesi di governo Pigliaru in tema di “politiche militari”, questa maturazione si pone come vitale per la prosperità futura del nostro popolo. Questa svolta politica la dobbiamo a tutta la Sardegna e, in primis, alle vittime dell’occupazione e sperimentazione militare.

Dicono che non sappiamo organizzarci, che non potremo mai. Ora vengono a banchettare al nostro tavolo. Ricordiamo loro che una volta scavati certi solchi gli stessi diventano insormontabili a causa delle fortissime ragioni che ci hanno spinto a scavarlo, giorno dopo giorno. O anche solo pensare di farlo.

Continuiamo il nostro lavoro e teniamo bene a mente ciò che le organizzazioni politiche italiane e collaborazioniste attuano sul nostro territorio. Loro non ci sono nelle nostre comunità, se non per il peggio del peggio che si veda in tutta Europa e misconoscono i danni dell’occupazione militare. Spesso poi scherniscono le stesse organizzazioni che il 13 vorrebbero appoggiare. Ricordiamo bene i loro comunicati e le loro politiche sul territorio all’insegna delle opportunità di sviluppo, della sicurezza e del valore delle basi militari.

Ci indigniamo continuamente delle guerre imperialiste nel Mondo e sappiamo bene anche la posizione di quelle organizzazioni su quei conflitti, che nascono proprio qui da noi. Oggi più che mai, essere coerenti ci spetta come dovere nei confronti di interi popoli che soffrono atrocità inenarrabili, proprio in prima serata tv, anche grazie alla complicità determinante dello Stato italiano.

Noi oggi possiamo fare qualcosa, davvero, anche per i bambini di Falluja, di Homs, di Gaza. E lo avremo fatto perché per primi ci siamo presi cura dei nostri interessi vitali. Abbiamo la possibilità di delegittimare un’intera classe politica coloniale e, tramite essa, affermare davanti allo Stato italiano, alla pari, che noi non abbiamo bisogno della pacca sulla spalla delle segreterie di chi avvelena e devasta il nostro territorio e le nostre comunità. Tanto meno ne abbiamo bisogno per dare un segnale di civiltà e un aiuto concreto a livello internazionale, non dimenticando la recente l’involuzione sociale intrapresa dal governo Renzi sia a livello di politica interna che su un piano di diplomazia internazionale.

In un’epoca in cui in politica vale tutto e il contrario di tutto, Indipendentismo è ancora una parola pesante. Facciamo in modo rimanga tale.

Il Fiu sul tavolo BDS. Dall’aggressione sionista all’occupazione militare in Sardegna.

Sardegna militari

Di seguito si presenta la relazione del Fronte Indipendentista Unidu sulla giornata del 30 agosto a Cagliari nell’ambito della campagna BDS. Si è detto più volte che i crimini israeliani trovano linfa in Sardegna ma ho sempre ribadito che l’occupazione militare in Sardegna va analizzata ad ampio raggio, pena la perdita di realismo nel valutare i danni complessivi arrecati dalla decennale occupazione militare e lo sfruttamento del territorio sardo per scopi bellici. Il fatto che i lavori del BDS abbiano posto come centrale la questione dei Poligoni militari in Sardegna e il suo assoggettamento militare da parte dello Stato italiano segna un punto a favore per le istanze del Popolo sardo e la sua lotta contro le devastazioni militari.

FRONTE INDIPENDENTISTA UNIDU

Relazione per l’Assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il sostegno alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni.

Grazie a tutti quelli che hanno lavorato per portare qui molte delle voci che da sempre hanno preso pubblica posizione di sostegno e solidarietà al popolo Palestinese.

Il Fronte Indipendentista Unidu, ha organizzato e sostenuto le manifestazioni che all’indomani del 17 luglio sono state fatte a Sassari, Cagliari e in altre città sarde. Questo perché oltre ai convincimenti e trascorsi politici personali di ognuno, per noi militanti, pur provenienti da esperienze diverse, il sacrosanto principio dell’autodeterminazione di un popolo e la difesa del proprio territorio, sono punti inderogabili della nostra Carta dei Valori, che al punto 4 prevede inoltre l’essere contro ogni discriminazione etnica, di genere e religiosa.

Il FRONTE, nato l’8 settembre 2013, porta avanti un programma di trasformazione sociale, economica, produttiva, ambientale, culturale e politica della Sardigna. Democrazia e partecipazione, ricostruzione della dignità del nostro popolo sono i princìpi che guidano questo percorso. Il programma nasce dalle politiche indipendentiste e da anni di lavoro sul territorio, è in divenire e si arricchisce attraverso i contributi di tutti coloro che desiderano partecipare con idee e suggerimenti alla liberazione della Nazione Sarda. Nel nostro programma infatti sono presenti gli argomenti che oggi ci hanno condotti qui a confrontarci tutti insieme e ad esprimere la nostra posizione: l’occupazione militareche opprime la Sardigna.

Le prossime esercitazioni di Israele presso il Poligono di Capo Frasca (ma Israele è di casa dato che in passato si è già esercitata nella base Nato di Decimomannu), sono solo la punta di un iceberg, nascosto agli occhi dei più e che altri ben informati fanno finta di non vedere: le ben 16 “servitù militari”, di vario tipo, insediate in Sardigna che a vario titolo la occupano, sono il vero problema. Due punti del nostro programma ne parlano e cercano di dare indicazioni di lotta civile e democratica:

Nella prospettiva di liberarci di tutte le basi militari italiane e NATO impediremo che ulteriori aree vengano colonizzate dall’Esercito e lotteremo contro la propaganda militarista nelle scuole e nelle università. Organizzeremo una campagna pubblica coordinata con gli Uffici Scolastici Provinciali sui danni economici, ambientali e sociali dell’occupazione militare della Sardigna.

In tutte le sedi legali e istituzionali, nonché in ambito internazionale, faremo ricorso, per la chiusura immediata dei 3 poligoni permanenti di Quirra, Teulada e Capo Frasca, e porteremo nei tribunali internazionali competenti le istanze della Sardigna come parte lesa, a causa dei danni provocati dall’occupazione sessantennale (per la provincia di OT la questione dell’ex base USA nel Limbara, per La Maddalena riguarda G8 e l’ex base), e per il rispetto dell’obbligo di bonifica da parte dello Stato italiano e il risarcimento dei danni economici e alla salute, delle popolazioni colpite.

Stesura e realizzazione di progetti di riconversione delle aree belliche dismesse ad uso civile (presidi di tutela ambientale e ricerca).

Politica di forte contrasto ad ogni colonizzazione militare, a partire dalle carceri, radar, caserme, etc..

Politica di forte contrasto e denuncia verso l’invasività delle esercitazioni militari.

Ripristino e/o potenziamento delle aree marine protette, smantellamento e bonifica delle basi militari adiacenti: Penisola del Sinis – l’Isola di Malu Entu, Tavolara-Punta Coda Cavallo, Capo Caccia-Isola Piana, Capo Carbonara-Villasimius, Isola dell’Asinara…

Siamo fermamente convinti che non si possa circoscrivere l’intervento politico e di protesta al solo Poligono di Capo Frasca e alle esercitazioni dell’esercito israeliano (sono ben 16 i paesi che si esercitano in Sardegna) esercito israeliano che, a prescindere dai terribili fatti di questi giorni, e dalle notizie acquisite, ha “licenza” sottoscritta di agire sul nostro territorio già dal 16 Giugno 2003, data in cui Italia e Israele suggellarono a Parigi l’accordo militare, ratificato due anni dopo, con la L. n. 94 del 17 maggio 2005, in cui l’allora ministro Martino (governo Berlusconi) e il ministro della difesa israeliano, Mofaz, definirono un accordo vincolante per l’Italia, capestro per noi, soprattutto negli articoli 2 e 3 :

… “ARTICOLO 2 –OBIETTIVI DELL’INTESA

1 – Entrambe le Parti del presente MoU (Memoranda of Understanding)convengono di stabilire rapporti reciproci fra i Ministeri della Difesa e le loro Forze Armate, al fine di stabilire una cooperazione nei settori della difesa, il che consentirà loro di aumentare le capacità di difesa.

2 – La cooperazione fra le Parti riguarderà i seguenti settori:

* Industria della difesa e politica di approvvigionamento di competenza dei Ministeri della Difesa,

* Importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa, .Operazioni umanitarie,

* Organizzazione delle forze Armate, struttura e materiali di reparti militari e gestione del personale,

* Formazione/Addestramento,

* Questioni ambientali e inquinamento provocati da strutture militari

* Servizi medici militari,

* Storia militare,

* Sport militari

La cooperazione militare non si limiterà ai settori sopra menzionati. Le Parti cercheranno nuovi settori di cooperazione di interesse reciproco.

3 – Il presente documento enuncia i principi che disciplinano la summenzionata cooperazione reciproca.

ARTICOLO 3 – PRINCIPI CHE DISCIPLINANO LA COOPERAZIONE E L ‘INTESA FRA LE PARTI

1 – La cooperazione fra le Parti, previo coordinamento, si svilupperà come segue:

* Riunioni dei Ministri della Difesa, dei Comandanti in Capo, dei loro Vice e di altri ufficiali autorizzati dalle Parti,.

* Scambio di esperienze fra gli esperti delle Parti,

* Organizzazione e attuazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni,

* Partecipazione di osservatori a11e esercitazioni militari, .Contatti fra le Istituzioni Militari e di Difesa analoghe,

* Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione a convegni, conferenze e corsi,

* Visite di navi e aeromobili military ad impianti,

* Scambio di informazioni e pubblicazioni educative,

* Scambio di attività culturali e sportive.

2 – Le parti intendono altresì agevolare l’attuazione della cooperazione nei settori militare e della difesa con lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware; conseguendo una migliore comprensione delle necessità militari e di difesa e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione.

3 – Le parti incoraggeranno le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali di interesse per entrambe le Parti. Tale cooperazione riguarderà la ricerca, lo sviluppo e la produzione.

4 – Ai fini del ‘Presente MoU, per “informazioni tecniche” si intendono tutti i dati tecnici o commerciali e le informazioni operative, comprese, ma non esclusivamente, le informazioni riservate, quelle sui clienti, il know-how, i brevetti ed il software per computer.

5 – Le informazioni tecniche, compresi i Pacchetti sui Dati Tecnici (t’TDP”), fornite all’altra Parte allo scopo di offrire o presentare offerte, ovvero dare esecuzione ad un contratto in materia di difesa, non saranno usate per scopi diversi senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono, nonché senza il previo consenso dei proprietari o di coloro che controllano i diritti di proprietà di tali informazioni tecniche, e saranno trattate con lo stesso livello di attenzione che la Parte applicherebbe alle proprie informazioni tecniche.

6 – In nessun caso le informazioni tecniche, i TDP o i prodotti da essi derivati saranno trasferiti a Paesi Terzi o Parti Terze, senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono. Il trasferimento a Paesi Terzi o Parti Terze di materiali e/o informazioni tecniche e/o di articoli da essi derivanti, generati dal presente MoU o acquistati in conformità con esso, saranno oggetto di singoli accordi fra le Parti.

7 – Le Parti, in conformità con le rispettive Leggi e Regolamenti, concederanno un trattamento adeguato alle offerte di materiali, servizi e know-how per la difesa provenienti dall’ altra Parte.

8 – Le Parti si adopereranno al massimo per contribuire, ove richiesto, a negoziare licenze, royalties ed informazioni tecniche, scambiate con le rispettive industrie. Le Parti faciliteranno inoltre la concessione delle licenze di esportazione necessarie per la presentazione delle offerte o proposte richieste per dare esecuzione al presente MoU, conformemente alle rispettive Legislazioni Nazionali delle Parti.

9 – Il presente MoU non si riferisce a questioni che non sono di competenza delle Parti.

10 – I termini e le condizioni delle specifiche e definite attività progettate per essere svolte ai sensi del presente MoU saranno concordati separatamente, nell’ambito di un “Accordo di Attuazione”.

Generale si applicherà ad ogni Accordo di Attuazione fra le Parti…”

Quest’accordo nonostante abbia  valore quinquennale, rinnovabile automaticamente, se una o entrambe le parti non lo recedano, non è stato mai rescisso da nessuno dei governi italiani successivi, nonostante le numerose richieste, anche ufficiali, che da più parti vennero attivate per sollecitare l’interruzione dell’accordo, soprattutto durante il governo Prodi, poi ancora con Berlusconi, Monti, Letta  e ora con Renzi.

Anzi nel frattempo l’Italia, grazie anche al patto scellerato, è diventato il primo paese fornitore di armi ad Israele, che oltre a esercitarsi nei poligoni Sardi, ci invade con prodotti commerciali di ogni genere, che consumiamo più o meno consciamente e che alimentano l’economia sionista.

Ma torniamo al discorso degli insediamenti militari italiani in Sardigna, come già detto, sono 16 dislocati in tutto il territorio, e compongono il 61% degli insediamenti italiani, il rimanente 39% è distribuito nel resto d’Italia.

Ci sembra che i dati siano eloquenti!

Quindi noi del FRONTE chiediamo che, IMMEDIATAMENTE i tre poligoni di Teulada, Quirra e Capo Frasca, definiti PERMANENTI dal Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari, siano subito smantellati, non solo per i danni arrecati dalle occupazioni militari dal 1956 ad oggi, e che,  come auspichiamo, ci portano oggi qui a riunirci alla ricerca di una comune strategia, ma anche per gli immani danni subiti alla salute, all’economia e alla cultura dell’isola.

La Sardigna, come terra che subisce la maggior parte delle “servitù militari italiane”, e per la posizione strategica nel Mediterraneo, sarà sicuramente il primo obiettivo militare in caso di conflitto bellico.

Abbiamo visto proprio in questi giorni come lo stato italiano abbia adottato una politica filo sionista, praticando ancora una volta una forte azione colonialista verso la nostra terra, ignorando TOTALMENTE la proteste di tutti noi, dei numerosi movimenti e associazioni e bypassando il governo regionale, la democrazia e le iniziali tiepide proteste del governatore Pigliaru, è infine passato sopra la presunta “autonomia” sarda.

Lo dimostrano i documenti elaborati in questi giorni, in cui è palese l’atto di non voler minimamente ridurre le occupazioni militari in Sardigna, ma addirittura di investire 20 milioni di euro (dei 90 previsti nel Programma pluriennale per la difesa per il triennio 2014-2016 ed Addendum allegato, a firma della ministra Pinotti) in un progetto che la maggior parte di voi conosce, definito “di fondamentale importanza strategica”, che si chiama SIAT (Sistema di addestramento integrato terrestre), che prevede a Capo Teulada  la realizzazione di due centri di addestramento alla “guerra simulata”, in cui le esercitazioni, in modo palesemente contraddittorio, vengono definite “complementari o sostitutive delle esercitazioni a fuoco”.

Nei due centri che saranno edificati, i soldati, equipaggiati di tutto punto e armati di laser, ma non solo, si addestreranno nella perfetta riproduzione di un villaggio balcanico e uno mediorientale (Mout site-Military operation on urban terrain) che verranno costruiti nella piana di Medau Becciu. Spunteranno case, strade, luoghi di preghiera, negozi di alimentari, etc.

Come si deduce simulazione non lo è poi tanto, dal momento che lo stesso Stato Maggiore della Difesa, in un documento di pochi  giorni fa, precisa invece: “Il ciclo addestrativo sarà articolato su un periodo di due settimane, per 20 rotazioni l’anno (…). La seconda settimana, per quattro giorni, sarà dedicata a esercitazioni a fuoco con munizionamento reale, giacché sarà impossibile non addestrare il personale al suo maneggio, gestione e impiego”.Non solo laser, quindi, ma proiettili veri.

Riguardo poi la possibilità anche remota di una fonte di coinvolgimento “locale” al progetto delle due “cittadelle della guerra simulata”, il progetto prevede forse, come spiega Paladini direttore dei lavori per il SIAT, la possibilità di usare materiali da costruzioni reperiti localmente… È in agguato quindi un nuovo possibile danno ambientale, con creazione di cave e quant’altro? Come sempre quindi niente vantaggi ma solo danni! A Teulada come a Capo Frasca e Quirra!

Alla luce dell’imminente processo di Quirra che vede rinviati a giudizio generali del PISQ (Poligono sperimentale di addestramento interforze Salto di Quirra), per “omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri”, il Fronte Indipendentista Unidu aderisce alla manifestazione nazionale indetta a Capo Frasca per il 13 settembre prossimo, ma ritiene urgente la ripresa di un tavolo di dialogo unitario, condiviso e partecipato, che abbia come oggetto la mobilitazione popolare che insieme ad altri numerosi soggetti politici e culturali sta per lanciareper il prossimo 23 settembre a Lanusei, in occasione dell’inizio del processo.

È necessario quindi organizzare insieme, in maniera assolutamente condivisa, democratica e paritetica, un grande evento capace di sollecitare l’opinione pubblica sarda e internazionale e di rilanciare con forza la battaglia per la reale e definitivasmilitarizzazione della nostra isola, per il riconoscimento dei gravissimi danni subiti dalla nostra gente e dal nostro territorio, a partire dalla richiesta minima della chiusura dei tre poligoni (repetita iuvant). Contemporaneamente chiediamo che quest’atto sia in forte opposizione al decreto legge n. 91 del 25 giugno 2014, approvato ad hoc, in fretta e in furia, che equipara la tollerabilità delle aree militari a quelle industriali, in materia di tollerabilità all’inquinamento, con gli effetti disastrosi che possiamo immaginare.Ciliegina sulla torta: nel Programma pluriennale per la difesa per il triennio 2014-2016 ed Addendum allegato, a firma della ministra Pinotti licenziato il 7 luglio 2014 all’allegato C1 “SETTORE INVESTIMENTO” risulta quanto segue:

Sviluppo sostegno del velivolo Joint StrikFighter predisposizionnazionali.

Programma in cooperazione con USA, REGNO UNITO, CANADA, DANIMARCA, NORVEGIA, OLANDA, AUSTRALIA, TURCHIA, e due SCP, “SecurityCooperativeParticipants“,  SINGAPORE e ISRAELE. Programma relativo  allo  sviluppo,  industrializzazione  e  supporto  alla  produzione  (PSFD‐  Production Sustainment and Follow on Development) di un velivolo multiruolo in sostituzione, a partire dal 2015, degli aeromobili attualmente in servizio TORNADO, AM‐XeAV‐8B. In particolare:

‐ perla fase di sviluppo(SDD), circa 1,0 mld US $, completata;

‐ perla fase PSFD circa 900,0 M US$; completamento previsto: 2047;

‐ per le attività di  predisposizione in ambito nazionale circa 465,0 €;

‐ per la realizzazione della FACO/MRO&U(Final Assembly and check‐Out/Maintenance, Repair, Overhaul & Upgrade)oneri complessivi circa 795,6 M €; completamento previsto: 2014;

– per l’avvio dell’acquisizione e supporto logistico, oneri complessivi stimati in circa 10,0 mld €; completamentoprevisto:2027.

Le poste finanziarie previsionali allocate sul programma in parola negli e.f. 2015 e 2016 sono rispettivamente pari a 644,3 M€ e 735,7 M €.

Il correlato profilo finanziario è quello approvato nella pianificazione in vigore. Le disponibilità assegnate rimangono al momento sospese, nelle more delle discendenti decisioni in merito alla modalità di prosecuzione del programma.

Quindi, senza se e senza ma: La difesa del popolo palestinese contro la belva sionista e i suoi attacchi, per la revoca dell’accordo di Parigi, contro le esercitazioni concesse a Israele e a tutti i paesi guerrafondai nella nostra terra, infine un incondizionato NO! ALLA OCCUPAZIONE MILITARE DELLA SARDIGNA! INIZIANDO INDISCUTIBILMENTE DAI TRE POLIGONI PERMANENTI DI TEULADA, QUIRRA E CAPO FRASCA, SI! all’emblematica CONDANNA DEI RESPONSABILI DEL DISASTRO DI QUIRRA, ma anche una “GIUSTIZIA VERA PER I CRIMINI CONTRO L’AMBIENTE E CONTRO LE COMUNITÀ SARDE al processo di Quirra”, crimini per i quali molti responsabili tra cui capi di stato maggiore,  governatori e  presidenti della repubblica, non hanno pagato.

PALESTINA E SARDIGNA LIBERAS! PESA SARDIGNA!

FRONTE INDIPENDENTISTA UNIDU

Casteddu su 30 de austu 2014.

 

Inquinamento e Poligoni. Caterina Pes (PD): io non c’ero. Ma la Camera smentisce

pesLa notizia del voto  dei parlamentari sardi a favore dello sciagurato Decreto Competitività fa ancora discutere, in particolare per la norma che prevede l’innalzamento dei limiti di inquinamento nelle aree dei Poligoni militari, equiparandole a zone a carattere industriale.

Sempre significative le reazioni dei parlamentari sardi una volta esplosa la polemica. Alla deputata del Partito Democratico, Caterina Pes, la graticola mediatica non è andata giù. L’equiparazione “militare-industriale” e l’innalzamento dei limiti rappresentano gli ultimi tentativi da parte dello Stato di celare il tutto in vista delle mobilitazioni delle prossime settimane e dei processi in corso.

Dopo giugno e luglio all’insegna dei proclami da parte della Pes contro il DL 91 e gli elogi a Pigliaru per il suo ruolo tenace “contro” Governo e Difesa italiani, le cose hanno preso una piega alquanto differente. La deputata parla della sua celerità e buona fede: è stata la prima ad inviare una domanda scritta in Commissione Difesa il 3 luglio, successivamente sollecitata, il 27 dello stesso mese.

Omette di dire che l’iter risulta ancora in corso, mentre il DL 91/2014 è stato approvato. La deputata dovrebbe chiedersi perché le commissioni (difesa) e i ministri (all’ambiente) non le rispondano nemmeno quando si parla di interessi così forti e c’è da domandarsi se non provi un po’ di imbarazzo nel vedere le proprie richieste (tanto pubblicizzate) cadere nel dimenticatoio.

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=20845&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IN+COMMISSIONE%27

Tra un appello e l’altro per salvare l’Unità, afferma che “insieme ai colleghi del PD abbiamo presentato un emendamento soppressivo che ci è stato bocciato” e precisa che “il provvedimento non l’ho proprio votato perché impegnata altrove per la Camera“.

Gli emendamenti soppressivi presentati in merito a questa norma sono caduti durante l’iter di approvazione della legge” ha dichiarato Donatella Spano, assessore all’ambiente della RAS, che giustifica e comprende il voto dei parlamentari al DL 91, nonostante il punto controverso dell’innalzamento. Si ha traccia di questo emendamento? Nell’eventualità, cosa intende l’assessora con “caduti”? Ad ogni modo, per stemperare gli animi si annunciano futuri nuovi tavoli di confronto tra governo regionale e l’Italia, con l’impegno dei rappresentanti sardi ad aggiustare il tiro in altri presunti braccio di ferro. Intanto, come nella migliore tradizione berlusconiana, il DL 91 è andato avanti “a colpi di fiducia”. Dopo una ricerca più approfondita tra le pagine della Camera, dalle varie arrampicate sugli specchi si passa a qualcos’altro.

Innanzitutto questo.

http://www.camera.it/leg17/126?tab=7&leg=17&idDocumento=2568&sede=&tipo=

Alla voce Votazione finale in Assemblea, scorrendo la lista dei votanti scopriamo che Caterina Pes ha espresso voto favorevole: altroché non c’ero. La Camera approva. Il DL 91/2014 centuplica il livello di piombo tollerato e il PD approva ciò che dice di negare.

Controllando meglio l’atto della Camera n. 2568, alla fine dei conti si scopre che nelle Votazioni Ordini del Giorno la deputata è “in missione” 49 volte su 49. Nessuna eccezione. E la Camera respinge, sempre. Come risulta in missione al Voto sulle Pregiudiziali.

L’eccezione c’è, eccome se c’è. Al voto di fiducia, sugli articoli e finale, la Pes (pare) rientrata dalla missione: favorevole. Che a Cagliari sia di moda ballarsela sulle note di un piano?

Si aspettano smentite.

www.ilminuto.info/2014/08/inquinamento-e-poligoni-caterina-pes-pd-io-non-cero-ma-la-camera-smentisce/

L’occupazione militare: la faccia più brutale dello Stato italiano (segue intervista)


binelli-mantelli

Marco Piccinelli, per il quotidiano on-line Controlacrisi (http://www.controlacrisi.org/), mi ha intervistato riguardo ai prossimi appuntamenti del Fronte Indipendentista Unidu e in generale di tutto il movimento indipendentista sardo chiamato ad una mobilitazione contro l’occupazione militare sempre più asfissiante e deleteria. Continua la lettura di L’occupazione militare: la faccia più brutale dello Stato italiano (segue intervista)

Il FIU sull’occupazione militare: verso il 23 settembre a Lanusei.

pesa saldigna

Negli ultimi tempi, sono stati in parecchi coloro che hanno risollevato il problema dell’occupazione militare in Sardigna attraverso diverse battaglie: dalla lotta popolare e vincente contro i Radar all’attenzione dedicata ai temi del riuso dei beni militari alla rinnovata battaglia contro i Poligoni. 

A tal proposito, il Fronte Indipendentista Unidu aderisce con piacere alla manifestazione nazionale indetta a Capo Frasca per il 13 settembre prossimo, ma ritiene urgente la ripresa di un tavolo di dialogo unitario, condiviso e partecipato, che abbia come oggetto la mobilitazione popolare lanciata per il prossimo 23 settembre a Lanusei.

In tale data avrà inizio il processo contro i generali del PISQ rinviati a giudizio per omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri. Al di là della scarsa consistenza politica dei capi di imputazione e dell’esito che avrà il procedimento penale, si tratta certamente di un’occasione storica per infrangere il mito dell’intoccabilità dell’Esercito e della sua licenza a uccidere, inquinare, occupare nella nostra terra.

Siamo convinti che gli indipendentisti, gli antimilitaristi, i pacifisti, i movimenti ambientalisti, tutti coloro che lottano per la salute fisica e mentale della nostra gente, abbiano il dovere di sollecitare, particolarmente in questa occasione, una grande ondata di dissenso verso la presenza dell’Esercito in Sardigna e soprattutto verso i crimini contro la salute, contro l’ambiente e contro le comunità locali.

Riteniamo che il 23 settembre possa essere una data simbolica di forte impatto umano, storico e politico. Proponiamo pertanto di organizzare insieme, in maniera assolutamente condivisa, democratica e paritetica, un grande evento capace di sollecitare l’opinione pubblica sarda ed internazionale e di rilanciare con forza la battaglia per la smilitarizzazione della nostra isola, per il riconoscimento dei gravissimi danni subiti dalla nostra gente e dal nostro territorio. Contemporaneamente chiediamo che quest’atto sia in forte opposizione al decreto legge del 25 giugno 2014, che equipara la tollerabilità delle aree militari a quelle industriali in materia di tollerabilità all’inquinamento, con gli effetti disastrosi che possiamo immaginare.

Proponiamo pertanto un incontro operativo in modo da avere il tempo materiale di organizzare la mobilitazione. L’incontro è fissato per il 24 agosto, nella sede della Carovana Sarda della Pace, in via Ogliastra n° 43 a Cagliari, a partire dalle ore 17.00. 

Fronte Indipendentista Unidu

Limbara: ex base USAF. Cinque lire cinque

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Tratta da sardegnaabbandonata.it

Credo che nessuno oggi possa chiedere al sindaco di Tempio o all’amministrazione di recarsi sul Monte Limbara, recuperare i rottami presenti nei quattro ettari dell’ex-Base USAF, caricarsi il tutto in spalla e smaltirlo. Quella base è lì dal 1966 ed è un esempio della predazione ambientale e dell’occupazione militare della Sardegna attivata diffusamente a partire dai primi anni ’60. Continua la lettura di Limbara: ex base USAF. Cinque lire cinque

Lu Spinsateddu. L'(in)Curia di Tempio.

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Nella prima parte della stagione estiva, da più parti, sono pervenute lamentele nei confronti dell’amministrazione comunale a causa dell’incuria di alcune zone della città. Si tratta per lo più di zone periferiche, a differenza di zone centrali più frequentate da turisti le quali ricevono maggiori attenzioni. Queste rimostranze, molte comuni al periodo invernale, hanno più che un fondo di verità.

Ma non tutti i “casi” sono identici in quanto a responsabilità e non sempre le responsabilità riguardano unicamente l’amministrazione comunale. Il caso del rione Lu Spinsateddu, ad esempio, merita un discorso separato. Il terreno non è di proprietà del Comune e non è sua diretta competenza occuparsi della pulizia antincendio. Detto questo, non è accettabile che a fine luglio il terreno di proprietà della Curia, circa tre ettari, versi nell’abbandono con rovi di svariati metri e sterpaglie secche che, per quando “distanti” dal più frequentato Viale della Fonte Nuova, sono tutt’altro che rassicuranti per le decine di famiglie della zona e per la città tutta.

Ciò non significa che l’amministrazione comunale o altri che con essa operano sul territorio (Forestale e Vigili urbani) non abbiano delle responsabilità. Nel caso del Comune la responsabilità è, innanzitutto, politica. La Curia e le parrocchie tempiesi difatti beneficiano periodicamente di finanziamenti pubblici che provengono dalle casse comunali e talvolta regionali, come dimostra il recente stanziamento per la chiesa del Sacro Cuore alla Pischinaccia. Altre zone della città, come appunto la Pischinaccia, versano nell’incuria da anni e non sono state oggetto di sollecito e presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale pro-tempore, quasi vi sia una sorta di malcelata reticenza nel considerare la Curia al pari di tutti gli altri cittadini o proprietari soggetti a diritti e doveri del caso.

Ogni anno, ciclicamente, i residenti di Lu Spinsateddu si ritrovano a discutere del solito problema. L’abitudine in passato era quella di sollecitare tramite lettere raccomandate gli uffici dei Vigili urbani e della Forestale, affinché chi di dovere provvedesse in seguito alla pulizia del fondo. Questa prassi ha progressivamente fatto figurare un normale obbligo in capo alla Curia, punibile tramite sanzioni amministrative in caso di inottemperanza, come una gentile concessione della stessa ai residenti.

Nell’anno in corso non è stato effettuato alcun sollecito e difatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Quirra. Aspettando l’11 luglio, qualcosa sulla superperizia Mariani

quirra al pascoloLo scorso 18 giugno si è tenuta la prima udienza davanti al Gup Nicola Clivio riguardo al “processo Quirra”. Il Pm Domenico Fiordalisi ha riconfermato il rinvio a giudizio per i 20 indagati: militari e comandati del PISQ, medici e periti della società di valutazione SGS (Gruppo Fiat) e dell’Università di Siena, incaricate negli anni passati di effettuare degli studi al fine di accertare i livelli di inquinamento nel PISQ. Ma non solo.

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