Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Il primo turno delle elezioni comunali tempiesi ha regalato una sorpresa di non poco conto. I due candidati a sindaco che il 21 e 22 giugno si sfideranno nel primo ballottaggio della storia per Tempio non saranno gli ex alleati Gianni Addis e Andrea Biancareddu. L’elettorato sceglierà tra il Sindaco uscente – Giannetto – e l’outsider Gianna Masu.


Per Masu un consenso rilevante era nell’aria soprattutto negli ultimi giorni prima del voto. Una lunga campagna elettorale che ha visto i lavori del giovane gruppo (e dei tanti giovani) Con Tempio Fronte Comune operare sottotraccia e più sobriamente di altri, il tutto a sostegno della figura di Gianna Masu. Si vociferava la sua candidatura già dall’inverno 2024, anche questo ha pesato nel risultato. Masu seppur di poco chiude il primo turno avanti ad Andrea Biancareddu e passa da essere potenziale ago della bilancia in un ballottaggio tra candidati di centrodestra a sfidante di uno di loro. Proprio contro Gianni Addis con il quale erano molto chiacchierati, per quanto mai confermati, apparentamenti dopo il primo turno. Che la lista civica di Gianna Masu potesse essere determinante era più che plausibile, un po’ meno che sarebbe finita su uno dei due piatti della bilancia. Alla faccia dei sondaggi auto-commissionati e svolti gratuitamente, bontà loro, dalla DiBi Media di Parma che davano la coalizione di Fabrizio Carta addirittura davanti a tutti con oltre il 35% e un’affluenza stimata con 20 punti percentuali in meno rispetto a quella effettiva.

Oggi il tema è sicuramente quello delle eventuali alleanze. Gianni Addis può allungare grazie all’elettorato storicamente di centrodestra orfano della prima scelta Biancareddu o, al contrario, queste preferenze spingeranno Masu verso un risultato incredibile? Difficile a dirsi, sicuramente parte dell’elettorato storico di centrodestra è stato combattuto da dover scegliere tra “Andrea” e “Giannetto” sostenuti negli ultimi decenni. Con il primo fuori dai giochi, per alcuni il voto è quasi automatico per il secondo. Ma questa lettura è tutt’altro che esaustiva e, anzi, rischia di essere avulsa da una realtà che racconta di rapporti malamente deteriorati. La spaccatura nel centrodestra lascia strascichi personali che in molti casi portano all’effetto opposto. Se non c’è Andrea, meglio qualsiasi candidato anziché una riconferma di Addis.

Il consenso per la riconferma di Gianni Addis potrebbe arrivare dalla convergenza con gli altri due sconfitti a primo turno, la lista di Romeo Frediani e la coalizione di Fabrizio Carta. Le interlocuzioni con Addis ci sono state ma non trapelano accordi di sorta. La lista direttamente riferibile a Carta (Tempio Ritorna Città) ha conseguito quasi 1.000 voti. Che queste siano preferenze tutte o quasi indirizzabili è ben altro discorso ed è sembrata più un’argomentazione da piccolo cabotaggio che forza reale. Detto questo, non è arrivata alcuna indicazione pubblica di Frediani e Carta a beneficio di Gianni Addis, né ritorni di fiamma tra il Sindaco uscente e Biancareddu per quanto alcune voci si siano rincorse in tal senso senza però trovare conferme.

In ogni caso al momento Addis parte di molto avanti grazie a un’innegabile prova di forza nel primo turno. In una corsa a cinque candidati, un elettore su tre ha scelto Gianni Addis, un risultato non banale né scontato. Negli ultimi giorni poi l’attenzione è stata monopolizzata dall’aspra polemica riguardo le esternazioni contro Gianna Masu da parte del presidente dell’U.S. Tempio, Salvatore Sechi. Tra l’altro lo stesso Sechi nel corso dell’ultimo anno aveva già avuto più di una frizione con l’amministrazione Addis e indiscrezioni lo davano vicino ad Andrea Biancareddu. Al di là dei contenuti, il comunicato di sabato scorso è stato condiviso da Addis e suoi assessori, nonché numerosi altri candidati e sostenitori, salvo poi essere rimosso dai social soprattutto dai membri della Giunta uscente. Questo ha contribuito a infuocare non poco il dibattito.

Masu, dal canto suo, non pare intenzionata a scendere a compromessi con chicchessia. Compatta i suoi e confida su quanto accennato in precedenza. Perché “pagare” politicamente un consenso che – quota parte – arriverebbe a prescindere? E sicuramente arriverà, il punto è se sia sufficiente o meno a colmare la notevole distanza da Addis (700 voti di lista). Perché accordarsi con Biancareddu se, da un lato, comunque vada, il suo gruppo ha in un certo senso già vinto? Masu e due consiglieri sono sicuri di rappresentare una nuova proposta per Tempio nei prossimi cinque anni. Male che vada, sarà la principale opposizione.

A livello formale quello della Masu sembrerebbe un atteggiamento smaccatamente intransigente e personale, ma finisce per essere, nella sostanza, pura politica. Si tratta in fondo di portare avanti una linea propria e gestire i rapporti di forza. Se quella di Masu rischia di essere “solo” una vittoria parziale, al momento quella del gruppo di Biancareddu al di là dei sofismi è una sconfitta e lo è per certo. La ricompensa al gruppo e quindi all’elettorato di Biancareddu non è un posto in Giunta o seggi in Consiglio. La situazione attuale offre la possibilità di affossare gli ex alleati con i quali sono volate parole pesanti (per la componente di sinistra di Biancareddu si tratta degli avversari di sempre) e scongiurare 16 anni di continuità Addis-Quargnenti-Aisoni. In termini controfattuali, per Masu questa eventuale “sete di vendetta” è a costo zero, non ha bisogno di essere tributata. Anche se non pagata, arriva lo stesso. Di sicuro è molto rischioso ma ha una sua coerenza.

Andrea Biancareddu mantiene un ascendente di non poco conto, tanto sul suo nuovo gruppo quanto su un elettorato personale di lunga data. Le due liste sono divise da appena un punto percentuale, quindi anche Biancareddu e il suo gruppo hanno un’innegabile rappresentatività politica, attuale, non solo un “nome storico”. Si aggiunge il fatto che i suoi candidati potrebbero non essere tutti sulla stessa linea per un sostegno forte alla Masu dal momento che dalla stessa non è arrivato un riconoscimento formale al suo capolista. L’idea della sconfitta di Gianni Addis è molto allettante ma l’atteggiamento della Masu non ha convinto e potrebbe non trovare unanimità per quanto buona parte del gruppo di Biancareddu sembrerebbe intenzionata a preferirla.

D’altra parte l’approccio di Gianna Masu poggia su coerenza e una forza data da altrettanta investitura popolare con un gruppo che ha raccolto un consenso non molto distante dalle preferenze della capolista. La sua professionalità è molto riconosciuta al di fuori di Tempio e ben oltre la Gallura, è conosciuta e stimata in mezza Sardegna, ma anche il gruppo cittadino di candidate e candidati è stato premiato. Se Masu batterà Giannetto non sarà per alleanze con il “nemico” odierno di Addis ma con un voto molto trasversale, magari con un’affluenza che regge rispetto al 68% del primo turno. È la democrazia rappresentativa e Masu lì continua a battere: “i miei soli alleati sono i cittadini, i giovani quelli più preziosi”. È un richiamo molto potente che scuote giovani e meno giovani. Che sia sufficiente a spuntarla è un altro discorso.

Va detto che queste amministrative sono le prime elezioni tempiesi che vedono una parte rilevante di under 30 nelle liste elettorali e mai come oggi a Tempio quella fascia d’età si sta interessando alle elezioni affacciandosi alla partecipazione politica. Potrebbe essere un fattore determinante e un “voto giovane” è già arrivato. Un’eventuale vittoria della Masu esalterebbe proprio la parte più giovane della compagine Con Tempio Fronte Comune.

In tutto ciò da sottolineare anche gli psicodrammi del Partito Democratico targato Olbia (e forse non solo il PD) che in vista di un ipotetico ballottaggio con Biancareddu confidava su un appoggio della Masu a beneficio di Giannetto, sostenuto anche in vista degli assetti delle politiche 2027 e regionali 2029. Sullo sfondo anche le nuove elezioni provinciali che si avviano a ritornare elezioni dirette. Anche se si tratta di elezioni estive, c’è da giurare che qualcuno stia sudando freddissimo per l’eventualità di una sconfitta di Addis. Da Campo Largo a “campo di tutti” rischiando di finire proprio “fuori campo”. Sarebbe clamoroso se il PD, primo partito in Sardegna, riuscisse nell’ardua impresa di perdere contro l’unica lista nella quale non era presente almeno “un pizzico” di Campo Largo.

In termini di accordi pregressi o attuali al momento tutto tace. Il 21 e 22 giugno parola ai tempiesi. Alla fine, in un modo o nell’altro, con accordi o non accordi, decideranno loro. Ed è giusto così.

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Salvo clamorose sorprese, nonostante i comprensibili sogni di gloria dei candidati alla carica di Sindaco, è difficile che qualcuno prevalga a primo turno ottenendo la maggioranza assoluta, ovvero il 50%+1 dei voti validamente espressi. In caso contrario, accedono al secondo turno (ballottaggio) i due candidati a Sindaco più votati.

La normativa prevede che nel caso in cui un candidato Sindaco venga eletto a primo turno, alla lista (o al gruppo di liste) a lui collegate venga assegnato il 60% dei seggi (cosiddetto premio di maggioranza), a patto che la lista medesima (o coalizione) abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi e che nessuna altra lista superi il 50% dei voti validi. Se, invece, il candidato Sindaco viene eletto a secondo turno, alla lista o al gruppo di liste a esso collegate viene assegnato il 60% dei seggi a patto che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste sulla base di un calcolo con il Metodo d’Hondt e per approdare in Consiglio una lista deve conseguire almeno il 3% dei voti validi.

Di conseguenza è molto probabile che il futuro Sindaco di Tempio venga eletto con il ballottaggio del 21 e 22 giugno. Per quanto molto difficile è pur sempre possibile il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, ovvero il Sindaco eletto, magari in seguito ad accordi politici tra il primo e secondo turno, non può contare su una propria maggioranza in Consiglio comunale.

Cosa potrebbe non far scattare il premio di maggioranza con la conseguente ingovernabilità? Il rischio di ingovernabilità è legato al voto disgiunto che consente all’elettore di assegnare, da un lato, preferenza/e a una determinata lista e relativi consiglieri e, al contempo, sostenere con il voto un altro candidato Sindaco. Il ballottaggio a secondo turno si svolge unicamente tra i due sindaci più votati e non è possibile esprimere voti di lista. I voti dei singoli candidati consiglieri necessari a determinare la composizione del nuovo Consiglio comunale sono “cristallizzati” al primo turno.

Nel secondo turno, però, potrebbe accadere che il Sindaco la cui lista ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, venga “scalzato” da accordi pre-ballottaggio tra il proprio contendente e candidati in precedenza esclusi al primo turno. Il sindaco così vincente dunque si troverebbe a governare sostenuto da un Consiglio nel quale la lista che ha ottenuto la maggioranza dei seggi non è sua espressione.

L’ipotesi anatra zoppa, per quanto molto improbabile, merita di essere discussa. Da un lato, la poca probabilità è legata al fatto che con sei liste e cinque proposte elettorali un’unica lista, da sola, dovrebbe catalizzare oltre il 50% dei voti e, al contempo e necessariamente, avere come riferimento un candidato Sindaco relativamente debole. Viceversa, un candidato Sindaco che riscuota molto consenso personale, magari con un successo già nel primo turno, dovrebbe essere appoggiato da una lista (o coalizione) relativamente debole e, al contempo e necessariamente, un’altra lista dovrebbe essere sufficientemente forte da superare il 50% dei voti validi.

La possibilità che si verifichi l’anatra zoppa non è data tanto dal fatto che il voto sia a doppio turno (prima volta per Tempio) il quale impone accordi politici che possono essere decisivi per l’elezione del Sindaco. Infatti lame duck può verificarsi anche in un caso di elezione a primo turno di un Sindaco particolarmente votato (dal 50%+1 a salire) il quale, però, viene sostenuto da una lista relativamente debole che consegue meno del 40% dei voti validi e una lista concorrente maggioritariamente forte (almeno 50%+1). Il fattore che può generare ingovernabilità è in realtà causato dalla previsione del voto disgiunto e, soprattutto, da un suo esasperato utilizzo.

In un’ottica di pesi e contrappesi, per la governabilità il primato logico spetta alla lista, non al Sindaco che già viene eletto in modo diretto. Se un Sindaco vuole accaparrarsi la preferenza da parte di elettori che sa che voteranno liste altrui, non fa altro che alimentare il rischio di anatra zoppa andando a rinforzare la lista che impedirebbe di far scattare un premio di maggioranza con lui coerente. “Muoia Sansone con tutti i Filistei” – chi spinge sul disgiunto pur di far morire politicamente gli altri candidati a Sindaco, rischia di far morire sé stesso dal momento che la lista altrui che beneficerà del disgiunto lo trascinerà a fondo nel lago delle anatre zoppe.

Più verosimilmente, una strategia potrebbe essere quella di accaparrarsi un certo numero di voti personali e disgiunti provenienti, però, da più liste in modo da ottenere, sì, la propria maggioranza assoluta come Sindaco già a primo turno (o rafforzare la propria posizione nelle trattative per il ballottaggio) ma senza ingrossare eccessivamente un’unica “lista nemica” che faccia saltare il premio di maggioranza. La stessa strategia può essere utilizzata anche in un altro caso, ovvero da un candidato Sindaco che voglia accreditarsi come ago della bilancia in vista del secondo turno (leggasi ottenimento di uno o più Assessorati). Lo scopo in quel caso non è amministrare come Sindaco ma entrare in Giunta.

In questo caso il terzo candidato perdente deve avere due caratteristiche di non facile applicazione: 1. seppur sconfitto al primo turno, totalizzare un numero rilevante di preferenze personali e di lista 2. al ballottaggio ha (o si presume abbia) la forza politica di far convergere il proprio elettorato su un altro candidato Sindaco (vendita dell’elettorato fedele).

Il caso tempiese è ancora più particolare e portatore di forti incertezze politiche non tanto di governabilità in senso stretto (Giunta sostenuta in Consiglio da una maggioranza), quanto di sostenibilità e tenuta interna della Giunta che potrebbe essere molto condizionata da numerosi tira e molla post ballottaggio. Infatti, nell’eventualità di una quarta lista “seconda perdente” (ma discretamente votata a primo turno, ad esempio 10-12%) gli apparentamenti a secondo turno – dichiarati o sottotraccia – potrebbero essere incrociati complicando non poco la situazione e animando trattative e compromessi nella composizione della futura Giunta e la nomina dei relativi Assessorati.

Infine va ricordato che, se è vero che alcuni candidati a Sindaco non abbiano avuto molti scrupoli ad accaparrarsi consenso spingendo, pubblicamente e non solo nel classico “porta a porta”, sul disgiunto a beneficio di candidati consiglieri altrui, va detto che i voti alle liste arriveranno tramite quasi 100 candidati consiglieri. Il singolo candidato per quanto forte potrebbe in teoria avere un peso relativo inferiore. Oltretutto non va sottovalutato il fatto che nella pratica anche i candidati consiglieri possono promuovere il disgiunto a proprio favore cercando voti a titolo puramente personale e “sacrificando” la propaganda per il proprio candidato Sindaco. Dunque i due effetti di disgiunzione potrebbero parzialmente compensarsi allontanando ancora di più le possibilità di “anatra zoppa”.

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

La spaccatura definitiva del centrodestra.

L’ultima volta che il centrodestra ha partecipato diviso alle comunali tempiesi ha perso (Frediani per il centrosinistra vincente su Quargnenti-Pintus). Sedici anni sono politicamente un’era geologica e oggi lo scenario è profondamente cambiato. Ma se a Tempio il centrosinistra piange, e probabilmente a dirotto, il centrodestra non può ridere.

In passato una contrapposizione insanabile tra Biancareddu e il centrodestra era difficilmente ipotizzabile, ma è altrettanto vero che la situazione odierna non può di certo dirsi un fulmine a ciel sereno. Nel 2018-19 Biancareddu non gradì la candidatura alle regionali di Anna Paola Aisoni, sua vice sindaco. Aisoni, storica forzista ma notoriamente di estrazione familiare di sinistra, imboccò la strada sardista in seguito all’accordo Psd’Az-Lega che portò Solinas al governo nel 2019. Lasciò Forza Italia ai minimi storici e perse la delega assessoriale a Tempio ma, nonostante un notevole risultato personale (quasi 1.800 preferenze), non fu eletta. Sempre nel Psd’Az era candidata anche Alessandra Amic, collega di Giunta fino a poco tempo prima. Le oltre 600 preferenze di Amic pesarono non poco nella mancata elezione di Aisoni e, quota parte, contribuirono a incrinare ulteriormente i rapporti nel centrodestra. Alle comunali tempiesi 2020 Aisoni fu, nuovamente dopo il 2015, la più votata in assoluto. In seguito l’ascia di guerra con Biancareddu verrà sepolta e quest’ultimo, da Assessore alla Pubblica Istruzione, le conferirà nel 2022-23 un lauto e importante incarico discrezionale come consulente. Ma la consulenza assessoriale non si è consolidata in un riavvicinamento politico a tutto tondo, nonostante Gianni Addis in occasione delle ultime elezioni regionali abbia espressamente sostenuto Biancareddu, poi non eletto.

Anche con un centinaio di candidati in corsa è probabile che Aisoni possa essere per la terza elezione consecutiva la più votata.

Da Campo Largo a “campo di tutti”.

Come accennato nella I parte, in linea con quanto accaduto nel 2015 nel gruppo a sostegno di Andrea Biancareddu spicca una “quota centrosinistra”. Nel 2020 Nicola Tondini è stato di gran lunga il più votato a sostegno di Comerci mentre Mario Addis, per anni dirigente locale del Partito Democratico, non ha accettato l’indicazione del partito di sostenere Gianni Addis dopo sei anni all’opposizione. A loro si aggiunge l’ex grillino Nino Vargiu il cui peso elettorale è però tutto da valutare in quanto una parte del gruppo che lo sosteneva alle comunali 2015 (quasi 6% finale per la lista Movimento Cinque Stelle) oggi è riconducibile al progetto di Fabrizio Carta. Le urne diranno.

Tornando alla polverizzazione del centrosinistra, le elezioni comunali tempiesi si tengono 15-16 mesi dopo quelle regionali. In questa occasione, a causa del rinvio per l’emergenza Covid, il lasso di tempo è più ampio ma per il centrosinistra, anziché un vantaggio, si è rivelato un fattore peggiorativo. Come nel 2014-15 vince seppur di misura a Cagliari ma appena un anno dopo è debole in occasione delle elezioni tempiesi. Nel 2015 quantomeno fu varata una proposta sulla falsariga della vittoria di Pigliaru dell’anno precedente. In una corsa a quattro candidati, nonostante tre uscenti di centrosinistra approdati con Biancareddu, la lista “Tempio Libera e Democratica” ottenne quasi il 40%. Non bene, ma neanche malissimo, soprattutto in vista di un consolidamento della classe dirigente locale. Negli anni seguenti però le cose andranno diversamente e il centrosinistra anziché rafforzarsi perderà pezzi importanti; spicca il caso di Monica Liguori (terza più votata della sua lista) che già nel 2020 si candiderà a sostegno di Gianni Addis e otterrà sia un seggio in Consiglio che un posto in Giunta.

Tornando ad oggi, uno dei dati politici principali è che a differenza del 2015 la formula vincente a Cagliari non viene riproposta a Tempio come accaduto in diversi Comuni sardi negli ultimi due anni. Fallito il tentativo di formare una proposta tipo Campo Largo, come ipotizzato alcuni mesi fa in occasione di un’assemblea pubblica, sono arrivate le dimissioni da parte della segretaria cittadina del PD Marina Tamponi, già consigliera di minoranza eletta in occasione delle amministrative 2020 (seconda più votata della sua lista) a sostegno di Nicola Comerci.

D’altra parte, come visto, il Partito Democratico sostiene l’uscente Gianni Addis. Per settimane si sono rincorse voci circa una seconda lista PD in coalizione con quella “storica” di Addis e l’ipotesi è stata confermata da Giuseppe Meloni (vice Presidente della Regione). Meloni aveva garantito la presenza “dell’insegna PD” anche nelle elezioni tempiesi ma, alla fine, così non è stato. Probabilmente a causa della debolezza del PD locale e la riluttanza – tanto di elettori quanto di futuri candidati – a formare una lista di partito a sostegno di un candidato del quale il PD è oppositore uscente. Anche qui, le urne diranno.

Secondo alcuni il reale motivo del supporto del Partito Democratico è dovuto a una sorta di dinamica olbiese, in particolare in vista delle politiche italiane del 2027, anziché da rapporti di forza propriamente tempiesi. Per cui, in soldoni, “Giannetto sia” ma senza la formazione di una lista di partito targata PD nonostante quest’ultimo sia il primo partito della coalizione di governo a Cagliari. Se Addis la spunterà, il PD potrà intestarsi un non meglio definito contributo al successo; in caso contrario nessun candidato di partito verrà – per così dire – “bruciato” politicamente.

“Battere le destre” ma non oggi.

Un noto slogan che il centrosinistra italiano ripropone come un mantra in occasione delle elezioni regionali richiama un’imposta unità contro “le destre”. Il monito spesso esplicito è che non allearsi nell’ambito del centrosinistra italiano sarebbe un favore alla destra, soprattutto quella fascistoide. L’inconsistenza di un simile slogan viene dimostrata una volta di più in occasione delle elezioni tempiesi. Detto del PD ufficialmente a sostegno del centrodestra uscente, nella coalizione di Carta convergono schieramenti ostili a livello ideologico ma anche in termini molto pratici come le elezioni regionali 2024 o il più recente Referendum sulla Giustizia. Giusto per fare un esempio, Alleanza Verdi Sinistra di Nicola Comerci (oltre 600 preferenze con AVS alle regionali 2024) in Regione esprime ben quattro eletti (terza forza della coalizione) mentre a Tempio sostiene un candidato sindaco, tra gli altri, con Alessandra Amic, già candidata alle regionali 2024 con FdI, da anni ormai riferimento politico per Fratelli d’Italia. Al di là che FdI sia uno dei partiti più a destra d’Europa, a livello Sardegna è una delle formazioni più attive nell’accusare la Giunta regionale di inadeguatezza, chiedendo “la testa” di Alessandra Todde e auspicando un ritorno alle urne.

Richiami marxisti insieme a conservatorismo cattolico e post missino, filo-Palestina a braccetto con filo-Sionismo; tanto “pro” quanto “contro” una Giunta, quella Todde, con la quale chiunque vincerà a Tempio dovrà confrontarsi per metà mandato. Si sovrappongono perfettamente la prima metà per la futura Giunta tempiese con la seconda del Campo Largo. La sostenibilità della convergenza di “pezzi” così distanti verrà ovviamente giudicata dalla cittadinanza tempiese ma a parere di chi scrive si tratta di un caso, come spiegato altre volte, di contatto tra nazionalismo italiano di destra e nazionalismo italiano di sinistra.

Di recente il Campo Largo a Cagliari si è accreditato il successo di aver scongiurato il colpo di mano in tema di Demanio militare con l’opposizione alla proposta di legge di Fratelli di Italia in Parlamento, poi ritirata, ma al contempo una parte rilevante del “toddismo” a Tempio sostiene un candidato sindaco militare e militarista, pubblicamente ostile al movimento contro l’occupazione militare A Foras e negazionista riguardo fatti acclarati come le gravi forme di inquinamento causato dai poligoni militari in Sardegna.

Il sottoscritto parla per esperienza diretta e documentata.

Va detto che simili ambiguità del Campo Largo non stupiscono più di tanto dal momento che, proprio in tema di occupazione militare e industria bellica, Alessandra Todde sta spingendo per l’ampliamento della fabbrica di armamenti RWM di Domusnovas.

Rimane la curiosità di vedere se la coalizione a sostegno di Carta diventerà un progetto politico cittadino in pianta stabile (anche all’opposizione) oppure il cartello elettorale sarà il trampolino per alleanze e candidature future in percorsi slegati fra loro.

Alleanze sfumate e possibili.

Al di là delle candidature formali, nell’ultimo anno le parti oggi contrapposte hanno portato avanti interlocuzioni e in qualche caso sono state vicine a sugellare alleanze in teoria determinanti per una vittoria già a primo turno.

È noto che la lista di Gianni Addis abbia intrapreso in tempi non sospetti un dialogo con varie parti politiche e un anno fa sono stati discussi i termini di un accordo con il Partito Democratico al quale sarebbe andato uno spazio importante, quattro candidati su sedici. Conditio sine qua non l’esclusione di Mario Addis – ex assessore Giunta Frediani ed ex segretario cittadino del Partito Democratico fino al 2022 – poi candidato con Biancareddu. Alla fine il PD appoggia ugualmente Gianni Addis, ma in una posizione di debolezza e disgregazione interna rispetto a un eventuale accordo, saltato anche per divergenze politiche locali oltre che l’aut aut su M. Addis, con la costruzione di più liste in coalizione.

Tanto alla segreteria cittadina del Partito Democratico quando al gruppo dell’uscente Gianni Addis, Fabrizio Carta ha proposto un accordo ma in entrambe i casi l’ipotesi è stata respinta. Il sindacalista dell’Esercito aveva avanzato la possibilità di un’alleanza anche ad Andrea Biancareddu ma l’ex assessore regionale ha considerato irricevibile l’eventualità di un passo indietro dalla corsa a primo cittadino.

Dettaglio da non sottovalutare, soprattutto in vista di un ballottaggio, Anna Paola Aisoni candidata a sostegno di Gianni Addis è oggi vice presidente della nuova Provincia Olbia-Tempio guidata dal sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, il quale ha un rapporto di reciproca stima e fiducia con l’outsider Gianna Masu.

In ogni caso eventuali accordi pre-ballottaggio saranno influenzati dalle risultanze del primo turno, dalle preferenze raccolte dai candidati sindaci e il gradimento ottenuto dalle singole liste. A questo si aggiunge un’inevitabile incognita sulla tenuta dell’affluenza elettorale tra il primo e secondo turno e, soprattutto, la capacità dei candidati sindaci esclusi a primo turno di indirizzare il consenso raccolto dalle proprie liste su un nuovo candidato sindaco. Attenzione poi all’eventualità di un numero di schede nulle da record.

Tempio, elezioni comunali 2026 (I parte). Gli schieramenti in campo e le modalità di voto

Tempio, elezioni comunali 2026 (I parte). Gli schieramenti in campo e le modalità di voto

Quelle di Tempio Pausania saranno le elezioni delle prime volte. Le prime con cinque candidati a sindaco e sei liste. Le prime che vedranno da subito l’adeguamento delle nuove indennità di funzione per Sindaci e Assessori previsto dalla Legge di Bilancio 2022 a decorrere dal 2024 ancorate, in proporzione alla popolazione, al trattamento economico dei Presidenti delle Regioni. Per Tempio l’incremento è considerevole in quanto capoluogo di Provincia. Saranno anche le prime elezioni comunali con l’eventualità del doppio turno e la prima volta con quasi cento candidati consiglieri e consigliere. Sarà sufficiente a rilanciare un’affluenza passata dal 79,6% (2010) e 68,50% (2015) ad appena il 57% del 2020? Un probabile ballottaggio come verrà recepito dalla cittadinanza in termini di affluenza e scelte espresse? In ordine alfabetico per cognome un breve profilo dei candidati a Sindaco/a e relative proposte.

Addis Giovanni Antonio Giuseppe (noto Giannetto). Lista: Tempio Tradizione e Futuro. Classe 1954, imprenditore nel settore della ristorazione e politico di lungo corso nell’UDC. Più volte assessore comunale dagli anni ’90 a oggi, sindaco uscente 2020-2026 e in precedenza primo cittadino di Tempio per un anno e mezzo in sostituzione di Andrea Biancareddu (2015-2019) eletto in Regione con il centrodestra. È sostenuto da una lista composta per metà dagli attuali assessori – Aisoni (vicesindaco), Cossu, Vargiu, Quargnenti, Liguori – e alcuni altri consiglieri uscenti ai quali si aggiungono diverse new entry alla prima candidatura. Punta su continuità e stabilità. Rispetto alle vicissitudini che caratterizzarono il precedente mandato di Biancareddu, la seconda legislatura di centrodestra non ha registrato il cosiddetto rimpasto per rinsaldare equilibri politici. Anche questa è probabilmente una “prima volta” nella storia delle Giunte tempiesi abituate a sistematiche riassegnazioni di deleghe assessoriali. Novità di rilievo, Addis incassa il sostegno del Partito Democratico.

Biancareddu Andrea Mario. Lista: UniAmo Tempio. Classe 1966, già sindaco di Tempio e tre volte assessore regionale. Dopo un inizio di carriera in Forza Italia, da fine anni ‘90 uomo forte dell’UDC fino a diventarne coordinatore regionale dopo la morte di Giorgio Oppi. Nel 2023 la segreteria romana lo esautora e, last-minute e un po’ a sorpresa, si candida con la Lega Nord. Già sindaco di Tempio nel 2015 sostenuto da tutto il gruppo (con l’eccezione di Elisabeth Vargiu all’epoca non candidata) che oggi supporta Addis, compreso quest’ultimo. Punta su un mix di esperienza politica, principalmente la propria, e diversi volti nuovi oltre l’apporto di alcuni ex avversari divenuti oggi alleati come Nino Vargiu, ex candidato sindaco per il Movimento Cinque Stelle (proprio contro Biancareddu nel 2015) e due ex consiglieri di centrosinistra, Nicola Tondini e, soprattutto, Mario Addis, già Assessore al Bilancio nella Giunta Frediani (2010-2015) ed ex segretario cittadino del Partito Democratico. Non è la prima volta e conferma una certa tendenza di Biancareddu a trasformare gli avversari di ieri negli alleati di oggi. Nel 2015 furono ben tre gli uscenti di centrosinistra passati al centrodestra che contribuirono alla sua elezione contro Antonio Balata, quest’ultimo oggi segretario provinciale del PD e considerato molto vicino a Monica Liguori, assessora uscente e ricandidata con Gianni Addis.

Carta Fabrizio. Liste: Alleanza di Sinistra per Tempio e Tempio Ritorna Città. Classe 1984, militare della Brigata Sassari e segretario regionale per ASPMI (Associazione Sindacale Professionisti Militari), editore di Teleregione Live emittente cattolica che fa capo al direttore di rete nonché guida spirituale Gianni Sini, il noto “prete esorcista”. Si tratta dell’unico candidato sostenuto da due liste con 29 candidati consiglieri inclusi gli ultimi due candidati a sindaco sconfitti nella tornata del 2020. Nicola Comerci, ex candidato per il centrosinistra anche in occasione di diverse elezioni regionali tra cui l’ultima (con AVS) a sostegno di Alessandra Todde. Alessandra Amic, candidata nel 2020 e riferimento locale per Fratelli d’Italia, già in Giunta con Andrea Biancareddu nel 2015 e anch’essa candidata alle ultime regionali per Paolo Truzzu. Alessandro Cordella, candidato a sostegno di Amic nel 2020 e consigliere di minoranza uscente, figura nella lista con Comerci al quale si è progressivamente avvicinato dopo la contrapposizione alle elezioni 2020 e la precedente ostilità in occasione delle lotte per l’ospedale di Tempio portate avanti dal comitato Abali Basta. Si tratta quindi di una coalizione ampia ed estremamente eterogenea con forze politiche aspramente contrapposte tanto storicamente quanto in occasione delle ultime elezioni regionali e consultazioni referendarie più recenti. Punta su numerosità e una forte trasversalità della proposta amministrativa.

Frediani Romeo. Lista: Coalizione Centro Sinistra Romeo Frediani. Classe 1952, funzionario pubblico in pensione, ultimo candidato sindaco ad aver ufficializzato la candidatura dopo il flop della lista di centrosinistra. Di provenienza socialista, due volte assessore comunale tra gli anni ’80 e ’90, è stato l’ultimo sindaco tempiese del PD (2010-2015) con un convulso ultimo anno di legislatura. È sostenuto da una parte delle forze disponibili nei mesi scorsi a presentare una lista in linea con il “Campo Largo”, progetto poi abortito e dal quale sono scaturite a stretto giro le dimissioni di Marina Tamponi, ultima segretaria cittadina del PD. Anche per ragioni cronologiche appare la più svantaggiata tra le cinque proposte e la maggior parte delle forze riconducibili al cosiddetto Campo Largo ne hanno pubblicamente delegittimato la candidatura. Fa eccezione il sostegno di Sinistra Futura che a Cagliari esprime due seggi in maggioranza. Detto questo, in una corsa a cinque con quasi cento candidati Frediani potrebbe comunque erodere consenso determinante “all’ala sinistra” della coalizione di Carta ma probabilmente anche a quelle di Addis e Biancareddu. Punta sull’essere il riferimento per l’elettorato scontento dalla balcanizzazione del centrosinistra all’interno di un po’ tutte le altre liste e l’avvicinamento a blocchi politici più riconducibili all’area di destra e centrodestra.

Gianna Masu. Lista: Con Tempio Fronte Comune. Classe 1965, professionista con una lunga e profonda esperienza come manager nella programmazione e impiego di finanziamenti europei, storicamente a partire dall’ex Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio passando per numerose attività in diversi Comuni galluresi come Aglientu, Arzachena e, principalmente, Olbia dove dal 2016 è dirigente per l’Unità Organizzativa di Ricerca e Studio. È la prima candidata in assoluto ad aver ufficializzato la propria partecipazione dopo l’estate 2025, indiscrezione che peraltro circolava a Tempio già dal 2024. Presenta una lista di uomini e donne mai candidati o particolarmente impegnati a livello politico o associativo. Nonostante le interlocuzioni e la curiosità suscitata da più parti nell’ultimo anno dalla sua figura, Masu ha chiuso la porta a qualsiasi candidato/a “esperti”. A prescindere dall’approccio politico – secondo alcuni meno collettivo e più personalistico – si tratta forse della lista più “civica” tra le proposte in campo. La figura della Masu e una campagna elettorale lunga potrebbero catalizzare un consenso tutt’altro che trascurabile. Punta decisamente su un rinnovamento totale della rappresentanza consiliare.

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  • Quando si vota? Urne aperte domenica 7 giugno, dalle ore 07:00 alle ore 23:00, e lunedì 8 giugno, dalle ore 07:00 alle ore 15:00. Risulta eletto Sindaco nel primo turno il candidato che ottiene oltre il 50% dei voti validamente espressi.
  • Come si vota? Si vota l’elezione diretta del Sindaco e dei Consiglieri delle liste a esso collegate. È possibile esprimere una doppia preferenza di genere, ovvero votare due candidati uno di genere maschile e uno di genere femminile. I due candidati devono obbligatoriamente appartenere alla stessa lista. In caso di voto di “uomo” e “donna” appartenenti a liste differenti il voto espresso è nullo.
  • Cosa è il voto disgiunto? È anche possibile votare un candidato Consigliere (o un candidato e una candidata nel caso della doppia preferenza di genere) incluso/i in una lista differente da quella che sostiene il Sindaco prescelto. Nel caso in cui l’elettore esprima unicamente un voto (con o senza doppia preferenza di genere) in relazione ai Consiglieri, la preferenza si estende automaticamente anche al Sindaco a essi collegato.
  • Chi accede al ballottaggio? Nel caso in cui nessun candidato Sindaco superi al primo turno il 50% dei voti validamente espressi, gli elettori verranno nuovamente chiamati alle urne per il ballottaggio tra i due candidati a Sindaco più votati nel primo turno. Il ballottaggio è previsto domenica 21 e lunedì 22 giugno (stessi orari previsti per il primo turno). 

Limbara Nord da chinci a 30 anni. La Convenzione trentennale Comune-AFDSR (oggi Agenzia Forestas)

Limbara Nord da chinci a 30 anni. La Convenzione trentennale Comune-AFDSR (oggi Agenzia Forestas)


Chisti pagini (palti in bassu) vinisini scritti a la fini di l’anni ’90 e, forsi, pudiani andà be’ puru pa’ l’anni ’70 e ‘80. No pensu sariani stati abbeddu diffarenti scritti una ‘intina d’anni primma. Forsi si sariani puduti scrì meddu e tuccà la chistioni Demaniu comu si cunvinia, ma no è chistu lu puntu abali. Oggji pari chi da chistu documentu sia passatu un seculu e più.

Illu 1997 v’era ancora la Comunitai Montana, no v’erani l’Unioni di li Cumuni e, più e più, chissa chi abà cjamemu Agenzia Forestas aia passoni trabaddendi in Limbara a cincu/sei ʼolti tantu di li chi vi so oggji. A li tempi si faiddaa pocu e nudda di sustinibbilitai e ambienti, oggji chisti algumenti so in bucca a tutti. Calchʼe volta cun pruvettu calchʼe volta tantu paʼ dì, ma in una manera o ill’alta so l’algumenti di lu tempu nostru.

Li SIC e li ZPS erani gja priiduti da l’ex Comunitai Europea ma chinci no viniani mintuati e di mancu ancora s’era pinsatu e iscrittu un Pruggjettu pa’ lu SIC. Chistu vali, a dolu mannu, puru abali, vistu chi guasi 15 milia ettari di lu SIC Monti Limbara (a Tempiu s’aggjungjini Caragnani, Oscari, Bilchidda) no ani ancora un Pruggjettu. Dunca la dummanda è: cal è lu tempu ‘inidori pa’ Limbara? Cos’è più o mancu impultanti e comu ‘idimu Limbara da chinci a 30 anni? Innant’a cosa si doaria rasgiunà primma di tuttu, cun cali e comu faiddanni? L’alti Comuni? RAS? Forestas? Unioni di li Cumuni? Tutti insembi?

Ill’ultimi 2-3 elezioni cumunali di Tempiu – pa’ no faiddà di chissi regionali – m’è parutu chi calchedunu, a fultu, aissia impacchittatu e cuatu lu sigundu Monti di la Saldigna. No si ni faiddaa e puru oggji guasi tutti si galdani be’ da piddà lu cuntrastu o, paʼ lu mancu, piddallu in manera cumprita. No po esse tuttu marketing, palchì Limbara è sempri chinci e calchʼe cosa bisognaria finza che falla, cumincià a punì afficcu, cumincià a dì cosa si ‘olaria di precisu e no li fesserii chi ispissu aemu intesu in fra di l’anni.

A palti la ’algogna di l’Hotel Limbara in Curadureddu, chi n’aggju gja scrittu, si podaria mintuà calchʼe alta chistioni. Lu SIC Monte Limbara un PG lu ‘idarà mai? L’antincendio Madonnina-Vallicciola l’aremu a cumprì o chissi 150.000 euro gja spesi so gjittati in tuttu? L’Agenzia Forestas ponarà gjenti noa a trabaddà o cjudaremu alti Cantieri Forestali comu suzzessu pa’ dinni unu a chissu di Caragnani calchʼe annu fa? Lu depuradori in Vallicciola? E comu si ‘olariani curà li lachi minureddi spalti in tuttu Limbara? Aremu a pinsà a un pruggjettu pa’alliciricà l’effetti di l’antenni (centro trasmittente RAI) chi be’ be’ a la saluti propiu no facini? E chissu muntinaggju militari di l’ex USAF? Bunificà fend’avveru, pal piaceri lassemu paldì li “centri astronomici” pa’ figgjulà li neuli di padda, li “laboratori” di la ciavana o li foli undi arrea un priatu e ci faci tuttu lu trabaddu dibbata. Saria ora d’agabballa cuʼ l’isciuti mezu naif. Comu aggju scrittu alti ‘olti, n’anda bucatu chissu muntinaggju, vi ʼolarani un beddu pocu di dinà; pulitu lu locu, pudé torra trattà l’ea di la Madonnina pa’ antincendio e no solu, comu cunsiddesini puru li Vigili del Fuoco in una relazioni una chindicina d’anni fa (liggjitivilla). Inveci ancora semu cussì. Inveci di pinsà a trattà l’ea, bucanni metri cubi di canaletti in cimentu-amianto e l’acidu di li celli elettrolitichi semu faiddendi di figgjulacci lu celi la notti di Santu Larenzu. Chi biddesa.

Faiddà di “centralità” à sempri chistu piriculu, chiddu d’esse solu una mascara pa’ carraggjà un muntoni di padda. È puru in chisti cosi chi si ʼidi l’impultanzia e l’arriamentu di una Citai, vistu chi pa’ scrì un Pruggjettu pa’ lu SIC o cunculdià lu sviluppu di 30 milia ettari di Limbara v’è bisognu primma di tuttu di sapé di cosa semu faiddendi e no impruisà slogan. Rasgiunanni puru cuʼ l’alti Cumuni, a paru, no solu faiddassi innantu dicendisi cantu semu beddi, cantu semu manni, cantu semu Tempiu. La centralitai è comu l’umiltai: si ti la dai da pal te, vo dì chi no n’ai.

Pa’ turrà a la fotografia, chista è la Convenzione di Tempiu cuʼ l’ex-AFDSR innant’ a lu Demaniu di Tempiu ill’ala nord di Limbara. La filmesini l’assessori regionali a l’ambienti di tandu, Pasquale Onida di Sedilo, e l’ex sindacu di Tempiu, Antonio Dibeltulo. Tantu pa’ sapella, chistu documentu scadi l’annu chi veni. Trent’anni dapoi, sigundu ‘oi comu doaria esse scrittu? Di cosa doaria faiddà pa’ trabaddà innant’a Limbara cun pruvettu da oggji pa’ alt’e 30 anni?

Pinseti di punivvi manu o sigundu ‘oi s’arà a scrì dapareddu?

Tempio, disponibile “Profili storici, amministrativi e finanziari dell’Hotel Limbara di Tempio Pausania (1986-2025)”

copertina Hotel Limbara
Tempio, disponibile “Profili storici, amministrativi e finanziari dell’Hotel Limbara di Tempio Pausania (1986-2025)”.

Prenota il cartaceo oppure download digitale su Payhip: https://payhip.com/b/x3Rsj

Da oggi è disponibile il lavoro riguardo l’Hotel Limbara di Tempio Pausania. Occupandomi principalmente di altro, non scrivo approfondimenti a tempo pieno ma ritengo comunque importante analizzare spesa pubblica, sviluppo e politiche locali, la storia economica e amministrativa della Città di Tempio Pausania.

Il lavoro è organizzato in modo simile a quello sul Palazzetto polifunzionale e altri approfondimenti scritti per questo blog o per riviste. Sono state pubblicate alcune brevi anticipazioni e in seguito alla prima con foto e video, l’amministrazione comunale si è espressa su La Nuova Sardegna il 30 settembre.

Un ampio capitolo riguarda l’Hotel Vallicciola, benchmarking per stimare “ciò che sarebbe potuto essere” e al contempo quantificare un decennio di mancata valorizzazione e inutilizzo. Ringrazio nuovamente la SRDN Management per i dati forniti.

Il lavoro è scaricabile come ebook e prenotabile come cartaceo con donazione minima. Il ricavato andrà in beneficienza mentre per l’occasione la versione ebook del Palazzetto dello Sport è scaricabile gratuitamente.

Il ricavato verrà destinato in parti uguale all’assistenza umanitaria in Palestina e all’acquisto di un defibrillatore per la comunità tempiese. Se quanto incassato non fosse sufficiente la differenza verrà integrata da me e La Sanitaria Vannini che si occuperà di scegliere e fornire il dispositivo. Ringrazio Elio Peru e La Sanitaria Vannini per l’ennesima prova di sensibilità e disponibilità.

Ringrazio chi in queste settimane ha prenotato alcune copie. Dagli amministratori e amministratrici locali che sono interessati a sapere come sia stata possibile una vicenda simile ai cittadini che approfondiscono come vengono spese risorse comuni e utilizzato il capitale pubblico. I contenuti non vengono sponsorizzati con investimenti in advertising.

Nel lavoro vengono accennati alcuni temi socioeconomici che ho approfondito separatamente, sempre riguardo Limbara e, in particolare, Limbara Nord.

Questo approfondimento è dedicato alla memoria di Paolo Pintus, amico fraterno prematuramente scomparso la scorsa estate. Fu tra i primi a rendersi conto delle sottrazioni di arredi e tutte le vicende, a volte grottesche ma sempre gravi, che interessavano l’albergo aggiornandomi costantemente sui movimenti notturni e diurni. Lo scorso anno ha potuto leggere le ultime bozze, ma non il lavoro finito. Ci manca tanto.

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Tempio Pausania, Hotel Limbara. Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia: “volevamo solo aiutare, noi mai avuto ruoli gestionali e finanziari”

Ospiti dell’Hotel Limbara chiusi fuori dalla struttura ricettiva (Agosto 2017)

Tempio Pausania, Hotel Limbara. Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia: “volevamo solo aiutare, noi mai avuto ruoli gestionali e finanziari”

La Cooperativa Turistica Sinis non ci sta a essere equiparata a saccheggiatori e gestori irresponsabili. Ho avuto modo di sentire il presidente della storica cooperativa oristanese in merito alle vicende dell’Hotel Limbara in località Curadureddu, approfondimento in prossima pubblicazione su questo blog.

Come si vedrà nel dettaglio, erano tre i soggetti aziendali che agli inizi del 2015 costituirono una nuova ATI che nei mesi seguenti beneficerà della concessione da parte del Comune di Tempio Pausania per la gestione novennale della nota struttura ricettiva sul Monte Limbara, ormai inattiva dal 2017.

Fondata nel lontano 1979, la Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia aveva preso parte anche alla prima ATI del 2006, esperienza inizialmente positiva e poi interrotta bruscamente nel 2011 a causa delle vicende che hanno coinvolto la cessata Cooperativa Sirio (La Maddalena) e il Comune di Tempio. Nel 2015 arrivò un po’ a sorpresa un fumoso progetto di rilancio con una nuova e rinnovata ATI. La Coop. Sinis venne nuovamente coinvolta, forte della sua decennale e solida esperienza nella gestione di strutture ricettive, ma diede da subito un apporto marginale al progetto, come confermato anche dal verbale del Consiglio di Amministrazione che precedette la costituzione dell’ATI presso uno studio notarile sassarese.

Il verbale del nostro Cda è stato citato anche e soprattutto in occasione dell’incontro dal notaio e allegato al conseguente atto di costituzione dell’ATI. Il verbale è chiarissimo in merito al ruolo che avremmo rivestito nell’auspicato rilancio della struttura” – precisa Giuseppe Porcedda, presidente della Coop. Sinis.

Credo sia doveroso fare una premessa – sottolinea Porcedda. Noi volevamo dare veramente una mano e da parte nostra si trattava di un aiuto totalmente disinteressato. Non ci entrava nulla in tasca dal rilancio di una struttura a 100 km dalle nostre attività. Volevamo solamente dare un supporto qualificato vista la nostra esperienza nel settore e alla luce del fatto che noi stessi, decenni or sono, siamo stati aiutati nel momento in cui come giovane Cooperativa ci siamo messi sul mercato con tutti i rischi e i timori del caso. Abbiamo avuto diversi aiuti da operatori storici e volevamo restituire, idealmente ma anche concretamente, questo supporto. Purtroppo le cose sono andate in tutt’altra direzione, abbiamo riposto malamente la nostra fiducia e disponibilità”.

Coerentemente con quanto dichiarato da Porcedda, il citato verbale del Cda riportava testualmente: “la Cooperativa Sinis nell’ambito della propria specificità avrà solo funzioni di consulenza e di indirizzo generale relativamente al marketing e alla promozione senza alcun coinvolgimento nella gestione diretta della struttura ricettiva e senza responsabilità di tipo economico finanziarie escludendo qualsiasi coinvolgimento della stessa dalla vita aziendale e dagli impegni che verranno presi dalla Sardinialand SRL e Raibow Italia Società Cooperativa a R.L.”.

Inoltre – prosegue Porcedda – vogliamo evidenziare che di fatto non abbiamo mai potuto effettivamente svolgere alcuna attività di quelle previste in quanto le società impegnate nella parte gestionale, a partire dalla stagione 2015 fino all’interruzione totale delle attività nel 2017, non ci hanno mai consultato e, limitatamente al ruolo ricoperto nell’ATI, non ci è stato consentito di operare in alcun modo. In attesa della pubblicazione dell’approfondimento riguardo le vicende dell’Hotel Curadureddu ci preme comunicare quanto ci competeva al fine di chiarire la nostra posizione in un’incresciosa situazione dove la nostra Cooperativa non ha avuto alcuna responsabilità e nessun ruolo”.

Tempio Pausania, in prossima pubblicazione “Profili storici, amministrativi e finanziari dell’Hotel Limbara (1986-2025)”. Seguono aggiornamenti

Tempio Pausania, in prossima pubblicazione “Profili storici, amministrativi e finanziari dell’Hotel Limbara (1986-2025)”. Seguono aggiornamenti.

Piscina interna, piano terra e progetto “beauty farm” dell’Hotel Limbara. Mai completati,
costo 100.000 euro (Video luglio 2017).

È in dirittura d’arrivo l’approfondimento riguardo l’Hotel Limbara, nota struttura ricettiva nel Comune di Tempio Pausania (località Curadureddu).

Alcuni mesi fa un breve post social e qualche foto d’archivio avevano accennato il caso. Si tratta di un albergo di proprietà comunale il cui rifacimento è stato completato circa vent’anni fa mentre da otto anni è totalmente inattivo. A grandi linee si anticipa il contenuto dell’approfondimento giunto ormai alle ultime revisioni.

Il primo capitolo ripercorre la storia della struttura e la sua articolata e dispendiosa ristrutturazione. I successivi capitoli riguardano l’analisi amministrativa delle due assegnazioni comunali per la gestione (2007 e 2015) passando attraverso lunghi periodi di chiusura fino alla malversazione della struttura e la sottrazione di arredi.

Un capitolo intermedio riporta la sintesi dei costi di investimento sostenuti per l’albergo nel periodo 1986-2006, valore che ammonta a circa 4,3 milioni di euro attualizzati. Inoltre viene presentato un profilo molto sintetico delle società coinvolte nel corso degli anni.

Infine, un ultimo e ampio capitolo riguarda un’analisi più valutativa riguardo le politiche pubbliche di sviluppo locale. L’obiettivo è quello di stimare impatti ed effetti della specifica policy, ovvero analizzare cosa è accaduto e, soprattutto, fornire ai lettori una quantificazione economica riguardo a ciò che si sarebbe potuto ottenere (controfattuale) con un’effettiva gestione, continuativa e sostenibile.

In particolare, a titolo di benchmarking verrà presentato il caso di un’altra struttura presente sempre sul Monte Limbara e tutt’ora attiva, il Vallicciola Monte Limbara Nature Hotel. L’analisi è incentrata su profili storici e un approfondimento che riporta diversi dati aziendali e turistici. Lo scopo è quello di stimare le mancate ricadute economiche derivanti dall’inattività della struttura di Curadureddu, rispondendo così a una domanda molto “semplice”: se gestito correttamente, quali potrebbero essere le ricadute economiche dell’Hotel Limbara?

Si ringraziano i gestori dell’Hotel Vallicciola nonché titolari della SRDN Management per la disponibilità.

Lungo la ricerca vengono citati alcuni temi di analisi e ricerca riguardo il Monte Limbara che al momento non sono stati pubblicati.

L’inchiesta-valutazione verrà pubblicata in formato cartaceo (per eventuali info e prenotazioni contattarmi in privato) e download digitale. In entrambi i casi è previsto il pagamento di un contributo minimo. I proventi verranno totalmente devoluti in beneficienza per due cause. La prima è il supporto alla causa palestinese, l’altra un tema a livello locale. Seguiranno aggiornamenti a riguardo.

Tempio, emergenza nel canile comunale di Padulu. L’ennesima malagestione del patrimonio pubblico?

Tempio, emergenza nel canile comunale di Padulu. L’ennesima malagestione del patrimonio pubblico?

Lo scorso gennaio alcune volontarie tempiesi impegnate nel contrasto al randagismo avevano denunciato una situazione a dir poco critica nel canile comunale di Padulu in funzione concretamente da poco più di un anno (dicembre 2023). Il nome pubblico è “La casa di Morgana” mentre formalmente l’azienda affidataria è la International Group Service (IGS) con sede a Viterbo. La IGS gestisce anche il canile comunale del Comune di Montefiascone.

Polemiche furibonde accompagnate da un silenzio tombale da parte del gestore laziale. La difesa dalle denunce di sovraffollamento, carente cura sanitaria dei cani, reticenza all’adozione e molto altro venne sostenuta nei social e a mezzo stampa soprattutto da due giovani dipendenti galluresi che si esposero in prima persona. Sono trascorsi solo pochi mesi ed è notizia di ieri il grido di aiuto degli stessi dipendenti abbandonati al proprio destino insieme a decine di cani accuditi nelle proprie case. I giovani denunciano pubblicamente la “fuga” dell’azienda, stipendi arretrati e una situazione praticamente al collasso. Insomma, dopo anni di attese e aspettative la gestione appena iniziata è già precipitata.

Nel 2019 avevo scritto un breve articolo per dare evidenza dell’avviso esplorativo pubblicato dal Comune di Tempio riguardo le due strutture, canile rifugio e canile sanitario, che si trovano lungo la SS 133 Tempio-Palau in Località Padulu. La delibera di Giunta n. 62 del 18 aprile aveva infatti previsto un’indagine conoscitiva sul mercato. Al tempo era recentissima la notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza del controverso canile Europa di Olbia al quale facevano capo numerosi comuni nel nord Sardegna, incluso quello di Tempio Pausania. L’ennesimo polverone sul canile olbiese, al centro di indagini e processi per oltre vent’anni, imponeva di accelerare i tempi per concludere e avviare definitivamente a gestione l’agognato canile tempiese, anche in ottica di associazionismo comunale.

Molti sicuramente lo ricorderanno ma è bene precisare che il canile di Padulu ha dietro di sé una storia ben più lunga e tortuosa. Il progetto di completamento del canile sanitario (esistente dai primi anni 2000) con la costruzione in aggiunta di un canile rifugio risale a ben sedici anni fa. A maggio 2009 venne indetta la gara a procedura aperta per l’incarico di progettazione e direzione lavori. Passeranno pochi mesi e l’incarico professionale verrà assegnato a un raggruppamento temporaneo formato da due professionisti e nel giro di poche settimane il progetto definitivo risulterà redatto e approvato dalla Giunta comunale tempiese. La nuova costruzione sarebbe dovuta ricadere in un’area non contigua ma prospicente alla struttura esistente e situata oltre il tratto della Strada Statale n. 133 Tempio – Palau.

Come prevedibile il tutto si risolse in un nulla di fatto. Dopo l’approvazione del progetto definitivo da parte della Giunta (novembre 2009) il Comune incassò i pareri negativi da parte dell’ASL di Olbia e dell’ANAS per le rispettive competenze. La soluzione progettuale risultò infatti non idonea in base al Codice della Strada e per la sicurezza sulla movimentazione di animali nelle strade statali. Di conseguenza, tutto o quasi da rifare. Fu così individuata una nuova area, logicamente confinante con la struttura già presente. L’area di proprietà privata in seguito venne acquistata dal Comune e il progetto rimodulato, finanziato ulteriormente e approvato in via definitiva solo a giugno 2016. I lavori e l’arredamento interno terminarono nel 2019 mentre l’assegnazione decennale a beneficio della citata IGS risale al 2021.

In attesa di scoprire come evolverà la situazione del canile di Padulu, viene da chiedersi se la vicenda ricalcherà casi in passato approfonditi dal sottoscritto come il disastro dell’albergo di Curadureddu o l’impietoso crack della S.E.F Tempio con soggetti poco raccomandabili che utilizzarono per quasi un anno una struttura sportiva comunale. Sostanzialmente la linea in questi casi è: “sono soggetti privati, il Comune non c’entra” per quanto gli stessi soggetti privati utilizzino, spesse volte malamente, il patrimonio pubblico per tempi più o meno lunghi. Oppure, come nel caso dello sversamento di gasolio e la successiva gestione a Lu Spinsateddu, tutto si ridurrà a “cause di forza maggiore” e poco più. Ben 5.000 litri di gasolio e centinaia di migliaia di euro di costi che furono preceduti da rassicurazioni pubbliche con un immancabile “è tutto sotto controllo”. Anche nel caso odierno del canile di Padulu tutto era, teoricamente, sotto controllo.

Non si vuole certo ridurre il pericolo per le sorti e la salute dei cani a un mero dettaglio ma, al di là dei casi specifici, la malagestione del patrimonio pubblico è quantomeno inquietante. Che sia un albergo, un campo sportivo, un canile, una ristrutturazione o un terreno inquinato, a forza di pseudo garantismo, superficialità e “lei non sa chi sono io” nessuno ne risponde legalmente e finanziariamente. Anche altre istituzioni, oltre quella comunale, dovrebbero a parere di chi scrive farsi qualche domanda in più.

Situazioni così incresciose potrebbero essere prevenute? Forse è necessario operare con maggiore oculatezza e responsabilità nei confronti delle persone e, in questo caso, anche degli animali ma per fare questo è imprescindibile essere responsabili prima di tutto verso le strutture pubbliche dal momento che queste vengono finanziate tramite il lavoro di tutti e sono destinate a soddisfare l’interesse generale. I casi di malagestione presentano alla collettività conti molto salati.

Colonialismo e tendenza alla guerra. Nazionalismo italiano di sinistra e nazionalismo italiano di destra

“Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor”.

L’occupazione militare in Sardegna e la propaganda bellica, soprattutto in questo momento storico, evidenziano ancor più le affinità tra nazionalismo italiano di destra e nazionalismo italiano di sinistra. Le grottesche “celebrazioni” del 28 Aprile in Consiglio regionale e il consueto ciclo di esercitazioni militari (Joint Stars) ripropongono in modo più forte e stridente contraddizioni storiche.

Dopo appena tre giorni dal 25 Aprile e appelli contro il riarmo, i nazionalisti di sinistra in una data come Sa Die de Sa Sardigna e in una sede come il Consiglio regionale della Sardegna hanno imbastito un teatrino da, per l’appunto, nazionalisti. Oltre citare in leggerezza la figura di Giorgio Almirante (ministro della Repubblica di Salò), il nazionalismo italiano di sinistra ha ostentato il tanto caro Canto degli italiani. Immancabili anche i richiami all’integrazione europea e mondiale che evocano l’essere “cittadini del mondo” che “battono le destre” ormai diventati in Sardegna dei veri e propri meme. Tutto abbastanza scontato, ovvero antinazionalisti contro tutti i nazionalismi. A parte il loro, s’intende.

Intanto la Sardegna continua a essere una delle aree più militarizzate d’Europa all’interno di un quadro internazionale sempre più vicino a un conflitto globale e probabilmente atomico. Come noto, all’Isola sono stati imposti con espropri e servitù di terra e mare i più grandi poligoni militari d’Europa. Da oltre 70 anni, concentrando circa 2/3 del demanio militare italiano, sono state avviate e intensificate sperimentazioni, addestramenti, produzione e smaltimento di armi, nonché preparazione di guerre. Questo ha compromesso lo sviluppo in diverse parti della Sardegna con diseconomie, malattie su persone (anche bambini e militari), inquinamento generalizzato su flora e fauna con azioni spesso al di fuori della legislazione italiana stessa, tutto ampiamente comprovato anche nelle sedi istituzionali italiane. Tale complessità non è qui sintetizzabile. I risvolti negativi dell’occupazione militare sono così evidenti che il sistema coloniale italiano negli anni si è adattato e non cerca più di negare che questo avvenga ma sposta l’attenzione sull’aspetto puramente finanziario, ovvero scongiurare il risarcimento del danno ambientale. Se non è più occultabile è comunque fondamentale non pagare. Cinico ma molto semplice. Al di là dei contorcimenti giurisprudenziali rimane il fatto che la propaganda, per definizione atto pubblico e di massa, continua a rivestire un’importanza cruciale per il sistema coloniale.

Il tema dell’occupazione militare è così profondo e inscindibile dall’unitarietà italiana che spesso i nazionalisti italiani di sinistra difendono e propagandano l’occupazione militare e la riverenza alle miles perpetuus tricolore più della destra italiana, accreditandosi all’industria bellica tanto quanto i nazionalisti di destra. Un “piccolo” esempio locale in tal senso è il conferimento della cittadinanza onoraria alla Brigata Sassari che nel 2015 a Tempio Pausania venne proposta dal centrosinistra e non dal centrodestra. Quest’ultimo poi votò a favore e il Consiglio (quasi) all’unanimità approvò. Sempre del centrosinistra fu l’idea di militarizzare diversi ettari trasformando un’area civile in un comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri. Paradossalmente, ma non troppo, l’idea venne respinta dalla successiva amministrazione di centrodestra.

Tornando all’attualità, la principale esponente del nazionalismo italiano di sinistra in Sardegna è Alessandra Todde del Movimento Cinque Stelle, sostenuta dal Partito Democratico e altri partiti minori. Al di là dell’avvicinamento momentaneo va detto che nell’ultimo decennio – nel quale i nazionalisti di destra come Lega Salvini e Fratelli d’Italia registravano percentuali di consenso minime – si sono insultati in modi umanamente indegni. In relazione all’occupazione militare il “Campo Largo” nel corso del primo anno di governo ha finanziato con alcuni milioni di euro i Comuni interessati direttamente dall’occupazione militare. Non è una scelta sostenibile né – per chi conosce l’argomento – nuova. Ha inoltre diffuso maldestramente slogan come “esercitazioni green” e nemmeno questa è una novità da diversi anni; se ne parlava dai tempi delle guerre simulate nelle quali secondo la propaganda italiana si sparava con armi finte – simil paintball – e che i poligoni preservavano le coste dalla cementificazione.

Ora, però, si registra un innalzamento del livello di propaganda di guerra e filoitaliana. La Regione Sardegna ha patrocinato la propaganda della Joint Stars 2025 insieme al “Brotzu” che nel frattempo è nell’occhio del ciclone per il caso del Dott. Massimiliano Tuveri, oncologo di fama mondiale. Il patrocinio alla Charity Joint Stars 2025 è arrivato anche dal Comune di Cagliari, amministrata ugualmente da nazionalisti di sinistra. Tra gli sponsor più noti nel settore figurano RWM SpA, fabbrica di bombe a Domusnovas (fornitrice di armi tra gli altri per l’Arabia Saudita, quella parte di estremismo islamico nelle grazie della NATO e dell’Europa) e la Leonardo SpA, la più grande esportatrice di armi italiana, da qualche anno proprietaria della storica Vitrociset.

L’apice di questa propaganda bellica odierna sono gli screening sanitari sui bambini a bordo di navi militari. Una trovata che, mantenendo un po’ di lucidità, non dovrebbe meravigliare. È la riattualizzazione della vecchia arte della propaganda del colonialismo italiano in Sardegna. Un insieme variegato di azioni, messaggi, doppi sensi, diversivi, al fine di creare consenso verso la propria parte o distruggere il consenso alla parte opposta. La carità è uno di questi strumenti, utilizzata a volte sottotraccia, a volte più eclatante, a seconda delle circostanze e momenti storici.

Alcuni esempi. All’epoca degli espropri per il PISQ l’aeroporto militare di Perdasdefogu avrebbe dovuto creare un collegamento con Ciampino utile alla popolazione civile per voli sanitari ed emergenze. Temi come sanità e infanzia fanno molto effetto, come naturale che sia. Diritti di base come l’elettricità venivano inquadrati come effetto positivo della presenza bellica che aiutava la “Capo Canaveral dei poveretti” o “Buzzurronia” come la stampa e l’esercito italiano definivano i sardi.

La carità spesso si accompagna al razzismo ma a volte quest’ultimo è presente a prescindere dal primo. È il caso della vignetta diffusa da un noto sindacalista dei militari il quale comunicava al sardo stereotipato in berrita di rassegnarsi perché, con o senza occupazione militare, sarebbe stato in ogni caso sottoposto a “un milanese” e “gli affari altrui” sarebbero stati comunque preclusi.

Nelle basi militari spesso il personale e relative famiglie raccolgono beni alimentari da donare in beneficienza alle persone meno abbienti tramite i Servizi sociali del Comune stesso. Stride con l’idea che l’occupazione militare dovrebbe portare sviluppo e ricchezza ma è un’arma molto potente perché parla, letteralmente, alla pancia dei ceti meno abbienti. È una pratica abbastanza comune svolta storicamente in diverse occasioni, generalmente Natale. In foto un esempio sul caso di Decimomannu.

È propaganda militare e coloniale, anche se i canoni comunicativi a volte mutano. Per esempio, dismessa la logica del “portare ricchezza e lavoro” (un leitmotiv meno utilizzato rispetto a quanto accaduto trasversalmente nei decenni addietro) i nazionalisti di destra parlano dell’occupazione militare come necessaria per uno “Stato italiano forte” che faccia fronte ai suoi impegni internazionali (leggasi guerre). Sono più aggressivi ma a loro modo un po’ meno incoerenti, lo dicono chiaramente che vogliono avocare competenza esclusiva in materia ed equiparare le aree militari ai siti industriali dismessi (vedi Ddl di questi giorni).

D’altro canto il nazionalismo italiano di sinistra in questo è stato un vero e proprio apripista quando i partiti di estrema destra vivacchiavano con consensi minimi. Fu infatti il governo Renzi (nello stesso periodo il nazionalismo di sinistra in Sardegna esprimeva Francesco Pigliaru) a prevedere l’equiparazione del livello di inquinamento nei poligoni militari a quello delle aree industriali (non dismesse).   

L’ambiguità chiaramente non è appannaggio del nazionalismo di sinistra. Alcuni anni fa, ad esempio, Casa Pound diffuse in Sardegna manifesti contro le esercitazioni congiunte Italia-Israele adducendo come ragione i crimini che i sionisti attuano verso i palestinesi. Era da poco trascorsa l’operazione Margine Protettivo con circa 2.600 morti di cui 800 bambini in poco più di un mese. Si trattava chiaramente di un modo per utilizzare la pulizia etnica in Palestina in ottica antiebraica, sciovinista e non certamente antisionista men che meno in una prospettiva di disarmo e pace. Infatti oggi, con 53 mila morti di cui in larga parte bambini, l’estrema destra italiana che all’opposizione era “antisistema” e patriottica (anti Nato-anti EU-anti Euro-anti Israele) si rivela di tutt’altro avviso rispetto alla propaganda e alle provocazioni da opposizione. Il sionismo quindi si conferma il più grande nemico, oltre dell’umanità e della pace, anche dell’ebraismo come denunciato, ovviamente non da oggi, dagli ebrei ortodossi e non solo.

Il nazionalismo di sinistra è più subdolo, anche piuttosto patetico. Non fosse altro perché a differenza di quello di destra parla molto spesso di pace e umanità, a volte con parole importanti come disarmo e relativa lezione che non si capisce da quale pulpito arrivi. Salvo poi virare sull’idolatria militare e la propaganda bellica. Il M5S è campione di questi voltafaccia.

Non è un caso che il compianto Gino Strada abbia più volte attaccato le posizioni e le scelte del M5S che nel frattempo insisteva nell’indicarlo propagandisticamente quale Presidente della Repubblica. È chiaro che il Movimento Cinque Stelle sia contro i famosi “poteri forti” (quindi anche l’industria bellica) solo all’opposizione. Nel momento in cui governa è ben lieto di aprire i cordoni della borsa a beneficio dell’industria militare come dimostrano i plurimiliardari finanziamenti del governo Conte I e quello Draghi sostenuto dal M5S. Un continuo e ormai ventennale incremento di spese militari italiane nell’ambito del quale il M5S non ha fatto certo eccezione.

Una caratteristica del nazionalismo italiano di sinistra è che, quando viene messo alle strette a livello di dialettica, diviene imbarazzante e spesso inizia a intestarsi il ruolo di “vittima”. Si offendono e anche questa a ben vedere è un’arma di propaganda. Se qualcuno rompe le uova nel paniere, si può sempre dire che è in corso un accanimento. È un modo per rovesciare l’onere della prova, ovvero non sono più io in difficoltà a dover dare argomentazioni ma è chi mi attacca a doversi praticamente giustificare che non c’è alcun accanimento o complotto.

È propaganda, in questo caso di guerra e per la guerra, ma la cosa più vergognosa è utilizzare i bambini, l’indigenza alimentare e i problemi di salute. In questo la propaganda M5S-PD è più viscida di quella dei nazionalisti italiani di destra. Ciò che li accomuna in definitiva sono le posizioni internazionali e nel caso della Sardegna un incessante sfruttamento, in particolare attraverso l’occupazione militare.

Il colonialismo italiano in Sardegna non è solo occupazione militare. Sono presenti diversi punti di sfruttamento coloniale ma l’occupazione militare è la partita più grande sotto tanti aspetti: economico, finanziario, sociale, ambientale, ideologico, pedagogico.

La guerra unisce tutti gli avvoltoi.